La osservo, con timida vergogna, mentre scende il ripido e fangoso viottolo, approntato da poco. Porta con sé due secchi, appena riempiti alla fontana. Il passo è lento e ben marcato. Il volto sereno, è segnato da profonde rughe, che l’inclemente passare del tempo, ha lasciato. Una vita di stenti, fatica e dolore. Una vita affrontata con dignità e senso di rispetto.   

Tutto era incominciato una mattina di metà gennaio. La brina era stesa sui prati, quasi fosse neve. Mentre mi allontanavo da casa, in bicicletta, percorrendo la strada sterrata che mi portava a Mogliano, osservavo le montagne. Erano così nitide, che davano la sensazione di essere più vicine. Chissà per quanto tempo non le avrei più riviste.