Giulia, lo osservava da molto tempo. Era un povero mendicante. L’abbandonato. Che nessuno considerava. Di solito era seduto sulla panchina, vicino alla fermata dell’autobus. Durante l’estate, era grondante di sudore, sotto il sole che infuocava le strade. Bianco di polvere nei panni laceri, nelle scarpe informi, persino nei capelli. Quando l’autunno scioglieva le sue nebbie in acquazzoni, era gocciolante e lordo di schizzi di fango. Quando i passanti lasciavano cadere distrattamente, una monetina nel cappello, la faccia di quel rifiuto umano, rispondeva nella lingua senza suoni, che è la voce dell’affetto. Guardava la gente scendere e salire dall’autobus. Sceglieva una persona fra le tante. Leggeva il suo sguardo. Il suo passo, veloce o lento. I suoi abiti. La seguiva con lo sguardo, fino quando svaniva del tutto. Poi, si inventava una storia su quella persona.


