Era una persona dal carattere multiforme, in apparenza inconciliabile, faticoso da collocare e delimitare. Era un giovane rampollo benestante, di sani principi, poco incline alla Chiesa, anche se considerava fondamentali i valori cristiani come riferimento sociale. Era refrattario ai titoli, in particolare quelli onorifici.

Eppure, è stato uno dei maggiori interpreti della scena sociopolitica, in uno dei momenti più difficili della comunità moglianese. Del suo operato hanno scritto numerosi giornali, riviste e prestigiose pubblicazioni. Aveva intrattenuto rapporti con i maggiori intellettuali, sociologi, medici e politici del suo tempo.

Chi sono i poveri, i pellagrosi?

Questa è la domanda che si poneva Costante Gris. Povertà era sinonimo di pellagra e quindi di follia. Tutto quello che oltrepassava la soglia della “normalità”, di quanto considerato convenzionale in un certo momento, era oggetto di rifiuto.

Questa irrazionalità sociale, dimenticava che i poveri, i pellagrosi, ecc. erano persone, che provavano sentimenti, desideri e sofferenze.

Libertà, giustizia e progresso socioeconomico sono i motori che spinsero Costante Gris a sfidare le regole ammuffite della classe aristocratica e borghese, a volte diventando solidale con la classe meno abbiente, pur mantenendo il suo forte concetto di liberale.

Non senza pagare di persona, era riuscito a coalizzare “sotto la bandiera della solidarietà” tutti i ceti sociali, per liberare i poveri e i pellagrosi dalla caverna nella quale la società benestante li aveva rinchiusi e avviare così uno sviluppo socioeconomico del territorio moglianese.